Assemblaggi concreti di luce
Da lassù si può rotolare a frotte a spanne
dove cade la peluria ai gatti
sui comignoli
indiscreta mascolinità delle case
che brama la sera per fecondarla di casi.
Non solo amo le tegole e i colmi in vetta
ma reputo impossibile che non vi passeggi luna.
Quel clap clap d'avanzo che applaude un sonno terso
la funzione intrinseca alle mani d'ogni raggio
ricercato
se pure occluso
di rapirti dalle fessure e saziarsi con dita rette
intingendosi negli occhi
quel sottrarre aromi ai perdifumo per aversi sartie al cielo
quell'inchiodare neri con diamanti di luce all'assito petulante
quell'ansia degli alogeni fatto clamore sugl'intonaci gonfiati
quel riverbero sui dagherrotipi dei nonni apparsi in dote
quell'eco di una verd'età che morse il mondo
qui ingrigita e sazia:
la vecchia mansarda ha orizzonti fiochi
e si fa largo nella ressa delle stelle.
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Commenti (2)
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oxun227 dicembre 2009
Adoro questo modo di scrivere, questa ansia di raccontare il pensiero prima che fugga, ma stando attenti a coglierne il colore ed il profumo, nel momento in cui passa per il cuore. Davvero molto, molto bella.
Pietro Roversi29 dicembre 2009
Sì, e già lo sapevamo che questo poeta è un poeta delle case, del senso carico di realtà, e che il suo discorso lo porta oltre, ci porta oltre. Come fa? Non lo sappiamo ma non importa. La fede nella poesia si alimenta di testi come questo.
