Dalila (della mia coscienza)
Occhi di rana, i tuoi, che fuggono
la noia di ogni incrocio,
nutriti dai corvi, e da fonte sempre nuova
dissetati.
Ma la mia lingua, e così le mie dita,
secche di distanza,
piangono quest'assenza sempre nuova;
come mele mature,
ai tuoi piedi
queste le mie parole
rotolano
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Commenti (1)
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Barbara Golini29 dicembre 2009
molto bella questa poesia, espressione di una nostalgia e di un desiderio forte verso chi è molto lontano. Così m'è sembrata.
