Tristezza
Raggiungi altri lidi
cancella ogni traccia
di malinconia,
per favore, tristezza va via.
In quest'umida torre
per un tempo infinito
senza la luce mi hai trattenuta,
nel buio ho lottato
cercavo conforto
appesa ai tuoi seni,
flaccidi e amari
Il mio dolore era ciò che volevi
di verità bugiarde
hai riempito la testa
pensieri contorti le mie catene
ricordi scollati la mia coperta.
Con la mia angoscia
hai saziato la fame
con le mie lacrime
ti sei appagata
cullandomi fra le scarne tue braccia
con mani nodose
accarezzavi il mio viso,
mai un sorriso ha donato
la granitica faccia
son contro me stessa
che madre ti ha deputata,
sovrana ti ha eletta
della sua debolezza,
arma non conoscevo
per sconfiggere te
prepotente seduttrice della mente
E' giunto il momento
del nostro distacco
l'ho deciso senza pensarci su troppo
Dai! In fretta... l'ora è passata
come del resto la vita
e per il tempo che resta
ho invitato a curarmi
quassù sulla torre
speranza e allegrezza
©
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Salvatore Armando Santoro8 febbraio 2010
Un lungo dialogo con la tristezza ed infine la consapevolezza del bisogno di andare alla ricerca della felicità. Questo lungo colloquio si sviluppa in un intenso confronto con una madre ingrata: la tristezza. E viene arricchito di metafore e di dolci considerazioni che trasformano il dialogo in poesia.
