L'Ospite
Niente sprofonda per sempre nelle tenebre;
Le montagne immobili, le vaghe dune
Nessuna cosa, dalla calma delle radici
alle cime incendiate del cuore.
Nel roseto, la falsa rosa fate che trovi;
Nella destra si svolge che incenerisca i rovi
Sacrificati all'incendio del tramonto fondente
Ché li forgi in cerchi lucenti d' istante.
Tu recinta nelle mie midolla; dove eri prima
di me?
Nel serrame della carne della mia carne,
quando ancora la carne non era che presagio;
Ti addormentasti, esausta e ti fondesti,
nell'interminabile riposo, vuota e doppia;
Viandante cellula, pensante tendini, muscoli e ossa.
Tagliando, sezionando, fracassando
Modellasti le oscure intenzioni matematiche
in particelle esatte di vertebre e soli.
Con la mandibola slogata, nelle tenebre del sonno,
parlasti, senza voce, d'amore, della pioggia,
del mare e della terra che ti usciva dai polmoni
In fiotti pulsanti d'aurore.
Compagna mia, ospite della mia carne, promessa,
Sposa fedele e morta, orbita vuota dei miei occhi, corvo
del mio torace pulsante un cuore membruto e stupido.
Non temere la promessa che mantiene
Il volto tradito e abbandonato nell'istante d'addio
dell'amante.
Niente sprofonda in solitudine.
Non temere quando verrà il giorno della rosa falsa,
quando sfioriranno le labbra e gli occhi, quando
il profilo pieno della carne si svuoterà con la polvere.
Nel giardino contrario, che non coltivammo,
fiorisce, senza bisogno, la primavera.
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Commenti (1)
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J
Jack Pastore10 gennaio 2010
Decisamente di un altro livello questa poesia che a tratti sfiora la linea stilistica perfetta... Un viaggio interiore che ha l'eleganza del fiore e il fascino dell'abisso... Nella parte centrale, le parole sembrano arrivare direttamente dal fondo di questo abisso, incontaminate... Ecco che l'atto magico si compie, e l'ospite si mostra in tutta la sua bellezza... Che è tanta...