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Cronaca 15 gennaio 2010 · lettura 3 min · 3848 letture

I dodici cavalieri (V La Partenza)

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Nere nubi venivan dal mare solcando cieli come vascelli. Già lasciavan cadere il mare dalla pianura agli alti merli. Fin dentro la città, sulla pianura e sul fiume, grosse gocce cadevano nell'oscurità del giorno. Il giovin principe e novello cavaliere vagava nei vicoli dove giocò condottiero dei suoi coetanei. Perso nel suo passato era, ma una mano lo riprese al presente. Era il fabbro delle armi, era il saggio consigliere del re, era il mago, era Elkam. Vuota gli porse la mano, una lancia, disse, stava dando. La tua mente deve ideare, il tuo cuore deve forgiare. Sol una tal lancia potrà il cuore trafiggere del nero dragone custode carceriere della luce viva. Dalla torre guarda quando il fiume tornare vedrai allora partirai. Sull'alta torre dalla pioggia battuta il fiume guardava e, bagnato, assaggiò quella pioggia caduta sulle sue labbra. Era dolce, sì era dolce come il fiume. Come quel fiume che scorreva lì avanti lungo la pianura e giù fino al mare. Fino a quel mare salato ove il fiume vi fondeva le sue dolci acque. Ed ancora oltre correva lo sguardo, fino a quell'orizzonte ove le nuvole sembravan nascere e da lì verso terra venire. Dalle nuvole del salato mare la pioggia dolce scendeva su prati e valli dolce bagnava, dolce come quel fiume che al mare scendeva. Or quelle nuvole dal mare venute, sul fiume e sui monti stavan cadendo. Lì su quei monti dove il fiume nasceva dolce or le nuvole del mare salato piovevano dolce. Un fiume scorreva tra monti e pianure fino al mare ed un altro fiume sulle alture scorreva tra aria e nuvole. Era il segnale: era il fiume che tornava. E vide quel cavaliere venire dalle colline e gli altri che l'attesa era al fine. Solo uno in quella città rimarrà dalle alte mura e di loro narrerà. Il ponte lavatoio si aprì sulla valle ove il cavaliere attendeva. Tutti si avviarono verso valle, l'ultimo si voltò a guardare ancora quella città che l'aveva custodito finora. Sull'alta torre il suono antico e amico di chi amico gli era stato finora. Suonava per lui, suonava il canto dell'addio, il canto del ricordo di ciò che fù. Nella città il pianto di due donne. Una l'aveva generato ed una bianca tunica gli aveva dato, l'altra ne custodiva l'ultima rosa e quel fiore mai colto. Ma il cavallo portò via quel giovin cavaliere con il pianto dei suoi ricordi e si fermò là, avanti quel cavaliere che altri ricordi aveva lasciato sui monti. Ma or li avrebbe condotti da altri come loro e contro un tiranno andavano in armi. Le sue vesti di tela erano di acqua e battuto da nordica aria, era fermo nell'umida terra con nel cuore il fuoco. Prese le sue armi or forgiate e partirono lungo il fiume e nell'acqua di quel fiume che dalle marine nuvole cadeva.
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1314 prima della battaglia di Bannockburn (Scozzesi contro Inglesi). E' l'ultima di 5 poesie (le altre 4 non le ho ancora ritrovate, ma non dispero, le carte da sistemare sono ancora tante) che narrano la storia parallela di alcuni cavalieri (probabilmene non scozzesi e di arte guerriera diversa) che decisero le sorti della battaglia e indirettamete si collegano alla storia principale delle altre poesie sul Pirata di Dio.

L'autore
Azar Rudif
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Commenti (4)

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Clodiaf090415 gennaio 2010

Cronaca molto poetica. La figura del cavaliere solitario è intensissima. Apprezzata.

Cuccu Anna Maria15 gennaio 2010

Una poesia altamente suggestiva e dal sapore medioevale. Molto intensa ed evocativa. Stupenda.

G
Gianni Marras15 gennaio 2010

Poesia colta, strutturata a mò di chanson de geste, coinvolge il lettore anché in virtù di un verseggiare lineare e armonico. La lirica appare molto impegnata, significativa e pregiata. La conservo.

Carlo Sorgia16 gennaio 2010

Intensa e forte, letta e riletta con grande interesse.