Il Moto Immobile
Azar Rudif
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Mani d’aria a reggere cielo
dove cerca aquila l’arco ch’io tendo
volando al trotto su nero destriero
ammiro mari a sinistra e monti altrove,
ma solo anima ondeggia impetuosa
mentre i monti si inchinano
ove opposti cavalieri si battono
nell’ombra del verde pilastro.
Nella nebbia, nella nebbia
scompare l’ultima città di cristallo.
Nella tempesta, nella tempesta
cammina la notte delle anime,
corre la luce su ali lontane, ormai.
L’ultima mossa del re non è il suicidio,
è la vita oltre il bordo dei bianchi e dei neri
in un abisso di mondi,
tra demoni arpeggiator di cetre,
tempeste di sinfonie beethoveniane
recan venti maestrali a declamar versi.
Feroce la Rosa dei Venti al centro
risucchia Ostro e Tramontana
e tutto è immobile nel cieco abisso,
sed pax non est!
Nessuna voce, nessuna parola,
nessun pensiero nelle caverne del Nulla
pria del moto che ogni dove
disperso par immobile e silente.
Il lampo attraversa
l’infinità dei tempi,
la nullità ci vive
o ci sopravvive
di nuovo.
(Arch. Versi)
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Azar Rudif
Commenti (1)
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Marinella Fois11 dicembre 2018
Versi che stupiscono, per la bellezza delle metafore e per esposizione.

