L'amara sorte dei clandestini rimpatriati
Belle stupende
omelie,
sciolte
come campane in festa,
inneggiano alla fratellanza,
all'accoglienza
della persone
che cercano
nel nostro
paese,
un futuro migliore.
Campane a morte,
rintoccano nel deserto,
cantando il silenzio
che non denuncia,
la sorte amare,
dei rimpatriati,
espulsi perché clandestini.
Inorridita da tanta crudeltà,
mi domando,
che senso ha,
invitare
all'accoglienza,
a far capire il valore
di una vita,
se poi si tace,
di fronte alla malvagità
di un dittatore,
che pur percependo
il nostro danaro pubblico,
costringe i rimpatriati,
senza acqua, né cibo,
ad una morte orribile
nel deserto,
frontiera per il ritorno
a casa.
Credo in Dio,
padre per tutti
gli uomini,
che in egual misura
tutti ama,
tappi di cera
negli orecchi,
non voglio sentir più
ipocrite, belle, terrene parole.
©
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Commenti (2)
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Gabriella Caruso16 gennaio 2010
Condivisa in ogni singolo verso. Da una parte ci si professa cristiani e anche fedeli praticanti, dall'altra si buttano fuori i clandestini anche se richedenti diritti d'asilo. Oltretutto l'Italia aderisce alla convenzione di Ginevra che vieta il respingimento alla frontiera dei rifugiati Bella poesia
Francesco Luca16 gennaio 2010
poesia condivisa ed apprezzata, purtroppo viviamo di falsi perbensmi che alla prima occasione crollano come castelli di carte... splendida

