Lampo
leggerezza al mattino
ingioiellata smagliatura
di un volto assonnato
di donna
indovinello con finale a sorpresa
non un sermone scellerato
un consiglio
una dolce morente malattia
una favola per far addormentare
il fanciullo
che tieni ancora in grembo
poi ci sono i sorrisi deliranti
le parole incontrollate
i pupazzi di carta pesta
non siamo più due gioielli
impomatati
non siamo più attori di un teatro
variopinto
lo sgomento e la resurrezione
la svagatezza e l'immortalità
quando giungeremo al confine
con la morte
in un'odissea disperata e pazza
io abbraccio un dio insolito
un tremore bugiardo
attraverso la nebbia pallida
della mia ultima eresia
un condono di idee psichedeliche
un occhio lucido
di rettile
una nuova inconcepibile costituzione
mi sono appartato con l'idea della notte
ho corteggiato la malattia più dolosa
il cantico dell'inequità
poi afflosciarsi su un fianco
e morire
con lo stupore e la gioia
di tutti.
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Commenti (1)
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andrea pinchetti17 gennaio 2011
Si capisce dalle parole che hai del Jim Morrison, bella.