Ridente clessidra
A stento galleggio
in questo vuoto
nauseante di idee e di donne da amare;
-davanti a un muro invalicabile-
ultimo morso di fortuna
che ricerco in uno sguardo
evanescente e sconosciuto;
teoria di un dettaglio velenoso,
un suicidio che imploro tra le mura ammuffite
di questa favola agghiacciante
-un tuono muto-
che impaurisce il pargolo affannato,
un flauto di sirene
in cui immergo i miei sentori astratti
di un abbraccio sconsolato.
Fugace malinconia
una fiaccola che si spegne
un cuore collassato e grasso
un rantolo di epilessia...
dove siamo? chiese il passeggero stanco...
nelle fauci del mostro... rispose sadico
il destino avverso...
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