Olocausto
Lena Orfeo
295 poesie pubblicate
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Come può il cielo così etereo
raccontare storie di miserie umane
di perdite e immane dolore
senza il lusso di lacrime amare
immortalate su fessure di nuvole sparse
a piangere le ceneri di un popolo disperso.
Come può la luna
piccolo squarcio di luce sul mondo
guardare le raccapriccianti nefandezze
e continuare ad illuminare un lembo di cosmo.
Prendesti il cappello
e quegli occhiali fine montatura
crine di cavallo
per meglio sbirciar
il tuo pezzo di vita lacerata
ridotta a brandello
e come carne da macello
ignaro dell'ultimo alito insieme respirato
incastonato per sempre
nella piccola mano a pugno riposta
andaste incontro all'infame destino.
Eppur ti han strappato dalle mie mani inermi
quelle mani che fino all'ultimo respiro
bramavano di accompagnarti nella vita
stringendo forte il tuo cammino
mani che non ti han saputo trattenere
incapaci di difendere il tuo diritto all'esistenza
mani catapultate sull'asfalto
insieme all'anima
e a quel che resta del mio corpo.
A che serve vivere
Io son già morto
©
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L'autore
Lena Orfeo
Commenti (2)
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D
Dalassa29 gennaio 2010
Descrizione ad arte con versi che rendono l'idea in modo incisivo, di ciò che un comune essere umano avverte come profondo raccapriccio, un odioso e orribile fatto storico.
Vivì29 gennaio 2010
Veramente terribile quel periodo della nostra storia. Poesia molto triste e commovente. Brava l'autrice nel trattare in versi un argomento così delicato.

