Cielo d'agosto
Invaso dai lievi cirri
spinti dal maestrale verso il monte argentato e il mare,
il giallo padre tende i luminosi bracci
alla vecchia quercia che fa da padrone
nel bruno terreno a valle
del paesello ameno e sornione.
I greggi brulicano nelle aride spiane
quasi a cercare le radici
per sfamare i prossimi nascituri
dalle nuove lane.
E il pastore fischiettando con le canne magre
sogna di fermare i cirri
per dissetare l'amata madre.
Piangono morenti i salici
nell'arido letto dell'unico ruscello
che la vita dava al di là del monte
ai campi, valli e pure all'orticello.
La notte è prossima al calar del sole,
la luna risplende i rosa graniti
ora cupi, bigi e impalliditi,
quasi a riprendersi la luce data
gelosa dei fuochi nella vallata.
Guardando in alto ciò che accade non ha velo
se tu vivi sotto questo cielo.
©
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L'autore
Salvatore Codonesu
poetare, è vivere a cavallo d'un bianco cirro che passa sereno nei giorni di festa, quando tutti osservano il cielo con occhi che sorridono l'immenso.
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