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Spirituali 5 febbraio 2010 · lettura 1 min · 1099 letture

I morti

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Parnassus 13 poesie pubblicate
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Lieve il gelo scende lungo i nostri respiri lento come foglie immobili, va incidendo su schiene e su volti lacrime ghiacciate in dolorose rughe fredde. Fummo creati per morire, tornare alla Terra, sparsi al vento per far compagnia alle stelle, immersi nel blu infinito di ricordi persi nell'immensa felicità dell'ultimo oblio, giacendo come fiori appassiti nella memoria del perpetuo cambiamento, e cullati come fiocchi di neve finiremo distesi sulle strade che circondano il Credo, morti per sempre negli occhi di chi vive.
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Gesuino Curreli5 febbraio 2010

"Fummo creati per morire, tornare alla terra, sparsi al vento per far compagnia alle stelle..." e ad esse guardiamo da vivi con empito e vaghezza, imperturbabili davanti all'incertezza, alla lesta sequenza della vita. Non si fa in tempo, non c'é tempo per odiare o per amare, ogni contrasto umano è un docile sussulto davanti al tempo immane che tutto ammorba e tutto riconduce al silenzio del nulla dentro sé. Cos'è la turba che chiamiamo male davanti al "sempre", quando la morte trita nel finale i pochi giorni della brevità? Quando sull'anticamera del buio la porta già si schiude, con la minaccia dell'eternità, e bagna di sudore la fronte bianca che prestammo con presuntoso piglio a tanto ardore? ...quia pulvis es et in pulverem reverteris...