L'amore ha suoni come da una finestra
Il mugolio mite degli usci nel flusso termico di mezzodì
s'intona alla pressione leggera del respiro che ti anima.
C'è una fragile colonna d'aria a reggere l'impalcato di frescura
quando l'afa s'innalza e col maestrale salgono voci dalla spiaggia.
Le mura antiche trasudano sole e l'ombra è una parentesi di fresco
dalla quale non mi aspetto altro profilo che il tuo.
E la tua linea nuda è il continuo della luce quieta che evade nella sera.
Abbiamo movenze affaticate da un pranzo fugace d'amore
e, come sempre, le mani hanno avuto gran parte
nel sommare i bocconi nell'epica della sazietà.
La tua voce era, e rimane, il contralto degli usci
udibile a sottrazione dai primi, e per noi due spendibile
in luogo di chiacchiere vane. Ci parliamo a gesti franchi
e più che con le parole, con tutta la nudità delle lingue.
Ti amo senza suoni ma con carezze che mormoro.
Così ti amo, e dicendolo non spingo.
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Commenti (1)
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Amara21 febbraio 2010
...e qui... vale solo l'abbandono alle parole... che non parlano... ma accarezzano... ...com'è bella...
