Coi vecchi amici, al saluto
Scusate, amici: sto andando a nuovi luoghi di saluto.
Che dire delle vostra vecchia conoscenza?
Quella parla di noi, e delle gambe spudorate come osservammo alle ragazze:
hanno quel senso di viola del pensiero
che disturba la mia nuova arte: vivere; vivere
solo nella futile insipienza.
Così abbandono l'aura del rimpianto,
mai troppo lucente, e in verità discinta.
Lascio nel travaso i grandi temi e i dubbi per quei sorrisi in culmine ai miei vezzi: voglio la gioia imprevista, il porto scoperto, l'isola clamorosa
di un certo abbraccio
che fanno le città mai viste prima.
Cerco causali al fermo di parole che non domai.
Mi basta uscire a piedi scalzi in altre lingue e camminare o, se possibile, incontrare diverse foglie dalle foglie d'acero e di altri tronchi o, sopra rocce, altre rocce che non spostai o, sopra i cuori, quel continuo petto della terra come si dovrebbe poggiati sul suo battito. E a ragione farò salti alle stazioni
quasi ad arrivare prima di partire.
Che dire delle strade già percorse?
Hanno indossato l'insolvibile riscontro delle stagioni e son passate:
cerco il villaggio sul sentiero e dormo là,
offerto al cambio.
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