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Introspezione 24 febbraio 2010 · lettura 2 min · 1527 letture

La domenica del lago

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Ferdinando Giordano 120 poesie pubblicate
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C'è già qualcosa che nasce a pelle del monte. Furono altre zolle, e saranno di coscienza. La confraternita delle piante si ravviva: nessuna aveva ombre, e vanno folla al sole per la loro striminzita aurora; ma il rumore del rotolamento era quello; come quando rovescia il petto ampio una roccia e coglie meraviglia di tenerezza ai lombrichi nuovi. Erano il ventre della sassaia. La sua tenia angusta. Non ce l'avrebbero fatta a sollevarla da sola, la vita che si fa all'oscuro della chiara sorte trovata: animale e curva. E nemmeno avremmo voluto fosse così. C'è fretta ovunque e sottoterra i semi smagliano la loro coperta. Sembra non manchi niente. La neve scioglie il suo pensiero d'acqua e corre, inventa pozze di riposo: non vedo muscoli perché qui non servono. I liquidi si liberano dalle trappole solide: lo fanno senza sforzo: perché non noi? Succederà una volta, una soltanto, e non sapremo. Potesse essere qui, tra me e il mandorlo: il mandorlo gemma ancora. Avverrà così: il rombo delle braccia lungo gli argini del corpo, la loro frattura in miriadi di puntute scaglie infisse dal pensiero stesso alla schiera delle costole senza doverci essere a principio un fondo di dolore. I suoi rostri balordi, del ghiaccio - dico - ma non solo: scivoli, ma di che ti lamenti? Non sente l'erba con la gola umida. Va alterna, va per gaudio agli alpeggi. C'è un'unica via: un uomo muove un'ombra, e sono io che introito vita da spendere in città.
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Ferdinando Giordano
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