Un veleno chiamato solitudine
Raffyka Danse Macabre
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Il narciso bianco illumina il prato
Col suo colore candido e puro
Tra mille e mille pianti senza fiato
Dove il ricordo rimane sicuro
Il crisantemo roseo addolcisce
Tutto quel macabro spettacolo
La gente con il cuore perisce
Quel vile egoismo chiamato libertà
Quella corda, quella lama, quel veleno
Anche me senza supplica che accolgano!
Vorrei anch'io che rose bianche adornino
Il nome greve che tutti leggeranno
Nessuno mai a me ha donato un fiore
Mi bastava una sola margherita
Per avere un po' di dolcezza in cuore
Io dunque vorrei che questa stupida vita
La morte adorni diffondendo beltà!
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L'autore
Raffyka Danse Macabre
nient'altro che la sintesi dei complicati simboli di un CREPUSCOLARE labirinto interiore. ||| Dannata-mente Apollinea che brama il Dionisiaco ||| vorrei fermarmi sulla linea di confine, sul limite tra immanente e metafisico, nel non-luogo tra mondo e iperuranio e camminare funambola sul confine... senza cadere in
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