Neanche un cane
Usurpatore di me stesso
Dell'aria che mi respira
Sulla terra che mi calpesta,
Ma il pianto non cede alle lacrime
Ma cede,
La bava di luce nell'angolo del mattino
La cispa generata dall'occhio della statua
L'indice di Dio ingiallito dalla nicotina,
L'osso del mio cuore
Seppellito a destra di nessun cane
Che immagino e accarezzo
Che immagino e accarezzo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
F
Ferdinando Giordano3 marzo 2010
Detto a se stesso con un senso di colpa muscolare nel punirsi, quasi a vedersi il Dio di vendetta tanto umano per il fumo ininterrotto, fa chiedere: qual è la colpa così grave che non rende solido ciò che si vorrebbe accarezzare? Resa con fortissima pena da quella bava di luce nell'angolo del mattino. Il gesto tenero in chiusa è di speranza.
Vanessa Solimando4 marzo 2010
C'è tutto il dolore e la sofferenza di un'amintà che respira ed è respirata e ad ogni respiro paga la sua esistenza con amarezza, un Dio che guarda e da secoli sta lì a fumare, padre di vizi e virtù, guarda i suoi figli fare lo stesso e soffrire. Da atea con riserva, non posso che ammirare questi versi tanto densi di umano sentire.
