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Amore 7 marzo 2010 · lettura 2 min · 5867 letture

Che noi sarebbe il noi che non è stato?

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Ferdinando Giordano 120 poesie pubblicate
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Ricordi l'onda rinforzata dal libeccio che fioriva coi suoi semi di schiuma sulla roccia spiegando le prime curve della costa? Un riflesso glaciale nei capelli spiazzati dal sale era quel merletto lunare. Settembre aveva il ritmo infantile dell'ultima notte delle stelle affrante portate via dalla propria luce. Assorti, o piuttosto cauti, reggevamo il silenzio senza un riccio di paura e la lama d'ogni parola ci apriva come fossimo cantine vuote e botti amare. Soli senza esserlo, tremavamo. Acqua e mani erano sorelle nelle stesse memorie. Ai polsi intese gemelle: uguale pelle, uguali odori rughe dolore. Dita liquide alla vita e sulle rive. La distanza tra le loro bocche era un palmo ma non si baciarono mai che non fosse estate piena e luna amara. Che profezia di voce aveva ogni tuo sguardo! Parlava per noi il vento che non sapevamo limitare. Senza timori, la tua gonna all'orza era un mantice di desiderio, e le gambe! Oh, le gambe intrepide! Affustellati remi nell'uragano dei primi sensi: gambe di giunco al limitare dell'onda! Ginocchia spigolose e ripide per i miei sonni corti. Cosa saranno oggi, che il tempo ci mulina? Che noi sarebbe il noi che non è stato? Ti porto identica nell'unico diario della vita tra quel ti amo cara che non ti dissi e quel cara per sempre che non cancello.
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