Marzo
È il brulicare che s'era assopito,
l'alba che scioglie la notte ghiacciata,
una viola di campo ch'è sbocciata
nel germinare del prato romito.
È la rondine, alfine, ritornata,
il richiamo ad amare, l'invito
a lasciarsi inebriare, è il rito
animale di un'anima afflata.
Poi la triste stagione, ch'era morta,
insidia ancora alla socchiusa porta,
ma il tempo del suo tempo è già scaduto
e l'astro equinoziale regna muto:
è l'Annunziata, ormai, vinca la vita
nel ventre della Madre concepita.
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Commenti (1)
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Lucia Volpi11 marzo 2010
letta con piacere, bella poesia, molto apprezzata. e grazie
