Ali di pioggia
Sui vetri velati da piogge d'autunno
avevo posato le gote,
lo sguardo s'alzava sui lampi di turno
in cerca di gioie remote.
M'accorsi d'un tratto che un piccolo alato
giaceva riverso per terra col capo chinato,
le ali distese sembravano immote, stremate,
soltanto un timido affanno di piume bagnate.
Adagio lo posi sul palmo, socchiusi il pennuto
e lieve sfiorai la guancia su quel corpo minuto,
l'avevo ancor fredda dal vetro gelato;
ivi vi scorsi la vita in quel tiepido afflato.
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Commenti (1)
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M
Manuela Mori23 marzo 2010
Applausi a cominciare dal titolo, appropriatissima e suggestiva metafora del seguito... bei versi, scelta felice di parole... le leggi e senti il palpito di quella fragile creatura sfinita...