Non gustammo il cielo
Poi che verrà
il momento che non serve ai pianeti,
l'attimo di cui i mondi a farsi
altro di altre terre
più massa
più vampiri
più bellicosi
baionette delle meteore di passo
quando - e lo racconto con pietà di voi -
pregheremo e non abbastanza che si conservi un paese
almeno degli scuri aperti
un patio un dondolo
nessun serramanico
crescere non sarà più doloroso di sapere
come nasce dalla mietitura
il nuovo seme
dirò che da acqua
non gustammo il cielo.
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Commenti (1)
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Pietro Roversi12 marzo 2010
Un discorso che incalza con impazienza e calma olimpica assieme, i nessi sono giusti e sorprendenti, il tono è di letizia e di saggezza e di scoperta. Quando la poesia è cosi' uno si meraviglia sempre, e mai che questo poeta si ripeta, ha il coraggio di tacere a lungo e di raccogliere le parole quando poi invece arrivano, quando arrivano, anche se si sono organizzate in un nucleo complesso e semplicissimo, e per questo esplosivo. E' una poesia che si nutre della pazienza del silenzio e dell'ispirazione del pensiero continuo. E non si sottovaluti la difficolta' nascosta sotto, come un figlio, che è nostro ma è anche se' stesso, e allora che fatica accettarlo e amarlo per com'e', e che trionfo riuscirci.
