Tombé
Gli occhi rivolti
al buio del soffitto
lo sento galoppare questa notte
è un Pegaso che si mischia alle stelle
di straordinaria possanza
il mantello maculato
sul nero
si confonde alla notte
ma ha due occhi penetranti
a tratti umani
lustri come avesse pianto
dalla voglia di comunicare
ed è lui
lo riconosco
era nel verde di oggi
trapuntato a margherite
il sole
quello delle due
quello che a marzo
riesce a risvegliare
in ogni corpo
la voglia di correre
nel prato che brilla
di raggi la carambola di luce
ed è giovane l'erba
invitante
soffiava a pregiudizio
ingordo
un vento noioso di libeccio
quasi fosse un presagio
il cavallo è caduto
entrando nella pista
baldanzoso
si era girato un istante
come sempre a sfidarmi
gli ho detto vai
e torna vittorioso
lui m'è parso sorridere
ed è andato fiducioso
quando all'ultimo ostacolo
l'ho visto nello slancio
accartocciarsi
io che non ho più fede
inutilmente
ho pregato
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Commenti (2)
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Saldan1 aprile 2010
Commovente il ricordo di questo cavallo... la chiusa lascia un po' in sospeso questa storia così ben raccontata in versi, non voglio esprimermi perché non so se l'ho ben capita ma mi è molto piaciuta..."inutilmente ho pregato", sperando che il destriero si salvasse dopo essersi accartocciato (caduto ad alta velocità?) , sono versi notevoli... non mi aspettavo di trovare poesie con così tanta qualità da queste parti... complimenti davvero!
Salvatore Ferranti1 aprile 2010
una poesia che è anche una storia di morte... molto ben scritta. letta con profondo piacere, e molto condivisa.

