Quella salita dei quarantatré
Carla M Casula
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In quella salita dei quarantatré
mi hai covata
-sasso umido di rosa-
in mezzo a sterpi e bocche del destino
fameliche di semi senza frutto
e l'ultimo bagliore hai innaffiato
in attesa di un unico faro
a rincorrere, sorda, la chimera
-sfacciata per quell'anfora vuota-
che le chiacchiere e la coda del pennino
sbavavano, in pianti ed orazioni.
L'attesa aveva il miele amaro
l'odore del corbezzolo selvaggio
negli occhi il giorno che saluta
e tace, dentro un fuoco inesistente.
Corolla, m'hai dischiuso a vita incerta
tremula di sale e lumicino
nel vento che gira di schiena
e non bastarono tre lingue scucite
a trattenere l'onda del vagito.
Giove e Saturno, respingiamo il cerchio
chiave di fa e di violino
ma nelle notti gonfie
di luna senza aceto
vedo quel canto di mamma
squarciare la tua corazza d'istrice.
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L'autore
Carla M Casula
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