Il sarto
Marco Zuffo
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Con lembi di nubi
fasciava il suo petto
e strappando dal cielo un pezzetto,
di tiepido azzurro lucente,
copriva con niente
le spalle perfette.
Con tinte cavate dalle acque più fonde,
con stoffe di onde,
cuciva il suo scialle,
e due spille,
dal sole al tramonto forgiate,
appuntava a un corpetto,
tessuto rubando alle fate,
il brillio dell'argento.
Non contento
spalmava poi in basso,
con abili mosse ondulate,
una gonna di luci di stelle,
e con un sogno ribelle
ne orlava splendente la fine,
intrecciata con crine,
d'un cavallo bianco.
Creava poi un calzare,
di pelle di luce di fiamma,
e come gomma,
più dura per suola di scarpe,
usava la parte da pestare:
il suo volerla lasciare,
pressando in un torchio ogni rimorso
il suo essere orso,
e un po' perso.
Amava vestirla di luce
ma non era capace,
cercava la pace,
perciò stanotte tutto tace,
a domani il vestito di note,
a incipriarle le gote
penserà qualcun altro.
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L'autore
Marco Zuffo
Commenti (1)
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M
Maria Rosy9 maggio 2010
Versi veramente fantastici Bellissima poesia che "veste"di rime celesti l'amore Voto per me applauso
