In fila dietro a uno sportello
Marco Zuffo
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Cianfrusaglie giù in cantina,
di ricordi una vetrina,
e fogli addormentati,
riflettori mai puntati,
sulle idee che si dimenticano,
presto o tardi tornano,
quei sogni mai sopiti,
spesso antichi e ricamati,
su una vita troppo pallida,
monotona e un po’integra,
scomposta in uno schifo di realtà.
E si rifletta,
in tanti bei tagli di specchio,
che nell’inverno anche il profumo cambierà,
perché lo sforzo ormai è al minimo,
e acceca il sole di un’estate,
sforzandosi a pensar che non si fa.
Sono giorni le stagioni,
immortali le prigioni
e cuori ormai spezzati,
da segreti confessati;
a muti gessi che
poi esplodono,
sì sciolgono,
sacrificano,
il corpo alle illusioni,
farsi amare dai padroni,
come cani che scodinzolano,
abbaiano e non mordono,
nel buio della periodicità.
E non sospetta,
che le risorse siano minime,
l’inverno non riguarda più l’età,
che poi il progresso,
è la scommessa,
del cambiamento in ogni senso,
per cambiar se stessi e non l’umanità.
Di bugie e buone intenzioni,
son farciti molti errori,
col significato,
che conviene a chi ha studiato;
In questa notte senza lacrime,
metalliche,
magnetiche,
scorrendo nelle vene,
limature e acetilene;
come i ricchi che non godono,
e patiscono,
e commiserano,
il tempo dedicato alla pietà.
E quanta fretta,
in fila dietro uno sportello,
non passa tempo o sguardo alla curiosità;
Quasi una gabbia,
angusta e fredda,
per polli grassi ed ingozzati,
che aspettan solo il turno per crepar.
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