Giovedì 10 maggio 2001
Carla M Casula
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Era un giovedì bicolore
e senza chiedere il permesso
ebbro di piume e ruota
hai spettinato i giorni del sorriso
con articoli non scritti e bugie
che spacciavi per cristalli di giornale.
Correvano parole in retromarcia
su quel treno che fischiava
abbracci, salutando campi di lavanda
ballerini come il tuo completo
grigio, vuoto di radici
pieno di saccenza
snocciolata ai finestrini
per gonfiare l'eco dell'attesa.
Pavone per te, dipingevo
fricative labiali, ursprache
e glottononsoché
poi mi rispecchiavo implume
a nascondermi il cuore tra i capelli
incorniciati
in quella nebbia
che solo io conosco
e fende i sogni
senza sanguinare.
-Sei fidanzata-
-Ehm... lui mi nutre di orchidee
e mi butta via
odia le ninfee
della poesia
e i miei silenzi rosa-
-Ti scrivo l'indirizzo-
e quei numeri mi hanno fatta sposa
col tulle tra le labbra
in mezzo a due binari bianchi
che allungavano le braccia per gli auguri
sotto un cielo vedovo di nubi.
Ecco, le tue scogliere canterine
che tacciono d'inverno
e quel riso profumato sulla cala
dove, principe, cadenzavi il tuo dialetto.
-Sono le diciottoetrentadue-
sbatte una voce alla panchina...
La valigia ancora gravida
è già croccante
ma non c'è più il suono dei petali
per ricoprirmi dei tuoi baci gialli.
Mi resta una partenza mai arrivata
chiusa a chiave
in quel vagone opaco del destino.
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L'autore
Carla M Casula
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