Libere Menti
Nicolò Tevere
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Di abusi e soprusi
è piena la mente,
di quel fingere a occhi chiusi
e sorvolar angosce
di sicuri fraintendimenti,
sbattuti qua e là
ad attendere improbabili
menti alate
in un labirinto di facili delusioni,
in questo circolo vizioso
di eterna fiducia
in plausibili incontri.
Di contorta speranza
si ciba l'onesto,
il quale sopportar l'ignaro non può,
non per illusa speranza,
ma che di onestà
parlar sentire non vuole,
che in quanto ignaro,
di onestà contemplar
non può l'esistenza.
Cosicché libere menti
lottar non possono
con simili inetti,
e danzando vanno incontro
a rassegnate prigioni
di odierne esperienze...
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L'autore
Nicolò Tevere
Commenti (1)
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Galante Arcangelo6 aprile 2018
Il testo parte con un tono incisivo, evidenziando i punti essenziali su cui si basa l’argomento descrittivo del percorso, che spinge alla speranzosa nascita, mi permetto di dire, di una libertà d’espressione mentale, oggi inesistente. Ma, a sorpresa, arriva la chiusa finale, con una riflessiva verità che sottolinea tutte le considerazioni dell’autore. La prigionia che nasce è proprio quella, incapace di riconoscere il male dell’ignoranza, giammai pronta ad ammettere l’errore sulla mancanza di rispetto dell’altro e conseguente autodistruzione delle cose, e che si erge come monumento su delle intelligenti vittime. La sua imperfezione sta nel non guardare alle ragioni che circondano la dignità dell’essere umano. Bellissimo testo sociale!

