L' allarme del giullare
La leggerezza è adatta in tempi bui,
ed è lecito in qualsiasi momento cercare sorrisi
per non lasciarsi cascare le mani,
ma sono border- line tra canzoni ridenti e procurati allarmi
Talvolta le stranezze regalano strenne di diversa comprensione
o la comprensione regala strenne di diversa stranezza.
Mai lasciarsi cascare le mani, mai dare un fiato tenue
a uno squillo di tromba
mi sento piovere già addosso il sangue degli ignavi
già ci soffoco dentro, sento il mio respiro senza sfogo
e mi scoppiano le vene delle tempie
Sarà il polverizzarsi di una stella
che si rigira in singulti di un letto di spine
sarà l'ombra di un mostro malato di arsura
che ci toglie la vita e il respiro
ma non posso più ignorare lo sbattere delle cavallette
che hanno preso ali di messaggeri da tempo immemore
per attirare l'attenzione dei giullari.
Si sono spiaccicate ai vetri delle mie finestre,
invano 100 volte ho lavato le macchie dei loro corpi morti.
Se sono morti, in quel modo, i messaggeri,
l'allarme deve essere serio
devo avvisare che la belva esiste,
non è di carne ed ossa, ma ha preso in ostaggio la vita di tanti.
I bravacci scaramantici dicono che non esiste
per scacciarne l'immagine non ne pronunciano il nome,
o dicono che è una leggenda del secolo passato
I bravacci sordi, i bravacci bendati, e anche i guardiani delle mura
sono caduti ubriachi e dichiarano:"morte alle cassandre"
Tanti hanno ingoiato ettolitri di illusioni
ignorano i morsi dellla fame, zittiscono lo stomaco che protesta
si saziano della sindrome di stoccolma
non vedono i loro forzieri sempre più vuoti
le loro campagne senza un filo d' erba.
Poi ci sono gli ubriachi di altri sonni
sono quelli che hanno cavalcato la belva
seguono una luce malata come fosse sole
credono sia il loro padre
ma se è sole, è un sole che arde e distrugge
se padre è, è un padre folle che ha schernito il dna
è uno che trasmette deliri di onnipotenza
ha ridotto l'attacamento naturale a una macabra barzelletta
il dna l'ha trsformato in una favola di balordi
l'affetto naturale ridotto ad un mito di chiusura
una insensata selezione che risparmia pochi.
Li chiama sangue del mio sangue e parla di amore
ma poi il loro sangue se lo beve come sciroppo
e li deride, quando si divincolano nel terrore,
"Scusate, gli dice, l'errore imperdonabile
avevo omesso una T, volevo dire a morte
e non amore, ho attaccato le sillabe ed ho perso una T
I pochi che sono ancora in piedi sono statue di sale
sono rimasti pietrificati dal dolore
e altri che avevano capito hanno colto l'allarme del giullare
è questa la tristezza: che sentirà solo chi ha già sentito,
l'allarme del giullare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
c
Tutte le opere →
L'autore
cecilia piras
insegnante, coltiva da sempre la passione della scrittura.ha pubblicato i romanzi "leggere nel silenzio"e "Quando le ombre erano cristalli". le raccolte di poesie"abbracci da una stratosfera"e"cocci di tessere corsare".per lei la scrittura è un mezzo per liberare la creatività e raccontare la realtà.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!