La conquista della Cima Comer
Omero Sala
519 poesie pubblicate
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Il due di giugno, festa nazionale,
una squadriglia allegra e bighellona
si immette sull'afosa tangenziale
quand'è scoccata appena l'ora nona.
Lo scopo è arrivare, bene o male,
sopra la cresta che Gargnan corona
e conquistare, passo dopo passo,
la Cima Comer che sovrasta Sasso.
I nostri duci son Sandro e Lucia,
sherpa tenaci, strenui conducenti:
mostrano ai pellegrin la retta via
lontano da perigli ed accidenti.
Omero segue, vincendo la fobia
per le pendici esposte ai quattro venti:
si lascia trascinar sulla montagna,
adegua il passo incerto e non si lagna.
A misurarsi nella grande impresa
c'è Mario il tosto che sicuro muove,
c'è Anna che sull'erta ben scoscesa
sale bardata con le scarpe nuove,
c'è Anto che nel corso dell'ascesa
davanti agli strapiombi si commuove;
c'è infine nello zaino ben nascosto
un sapido e gustoso pollo arrosto.
S'inerpica il sentier nella verzura
fra sassi, sterpi, foglie e rami vecchi.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
lo scarpinar lassù come stambecchi!
Il sol pensier rinnova la paura
del precipizio che vuol farci secchi.
Si scoppia di fatica sull'abisso
ma non si scorge ancora il Crocefisso.
Sandro ci dice ad ogni pie' sospinto
che ormai siam giunti ove il sentier scavalla;
il bosco invece appare un labirinto
ed il percorso ognor gira e s'avvalla.
Nessun di noi si vuole dar per vinto
anche se il cuore geme e il piede falla.
Non regge il fiato, si rompe l'andatura.
Resistere convien: vince chi dura!
Mario l'avanguardista più non sente
le grida disperate degli amici:
questo vuol dire che non è imminente
la meta che conchiude le pendici...
Solo ci tien la forza della mente
mentre i polpacci ormai ci son nemici.
Ma finirà questa infinita via
prima che scoppi questa milza mia?
Lo duro calle ancor non ci ha sconfitti.
Forse siam giunti al fine della strada.
Li rami all'improvviso son men fitti,
all'improvviso il bosco si dirada.
Si apre il cielo a consolar gli afflitti:
la cima in vista è come una rugiada.
Il cuore tace, la gola si rinserra:
tre passi ancora e dominiam la terra!
Là dove la montagna s'assottiglia,
in su la vetta erbosa ed desolata,
troviamo con sorpresa e meraviglia
spaparanzata al sole una brigata:
riconosciamo in quella gran famiglia
il german della Bruna sconsolata,
la Bruna nostra che all'impresa folle
ha rinunciato pel ginocchio molle.
Fermate il passo. Tenete il cuore saldo.
Ai vostri piedi giace il vasto Garda,
davanti agli occhi s'erge il Monte Baldo,
e se per caso il viso in giro guarda
può rimirare sotto il cielo caldo
l'intera terra veneta e lombarda.
Io qui mi fermo, io più non favello:
la ciancia scema ed il tacere è bello.
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L'autore
Omero Sala
Commenti (2)
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Enio Orsuni25 maggio 2010
io non ci vedo niente di comico, anzi ci vedo solo un magnifico film amatoriale e tu sei un regista eccezionale. rimata alla perfezione e magistralmente strutturata
carla vercelli25 maggio 2010
Bella scarpinata allegra ed ironica di parole e rime, molto piaciuta.


