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Comicita' 25 maggio 2010 · lettura 3 min · 4196 letture

La conquista della Cima Comer

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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Il due di giugno, festa nazionale, una squadriglia allegra e bighellona si immette sull'afosa tangenziale quand'è scoccata appena l'ora nona. Lo scopo è arrivare, bene o male, sopra la cresta che Gargnan corona e conquistare, passo dopo passo, la Cima Comer che sovrasta Sasso. I nostri duci son Sandro e Lucia, sherpa tenaci, strenui conducenti: mostrano ai pellegrin la retta via lontano da perigli ed accidenti. Omero segue, vincendo la fobia per le pendici esposte ai quattro venti: si lascia trascinar sulla montagna, adegua il passo incerto e non si lagna. A misurarsi nella grande impresa c'è Mario il tosto che sicuro muove, c'è Anna che sull'erta ben scoscesa sale bardata con le scarpe nuove, c'è Anto che nel corso dell'ascesa davanti agli strapiombi si commuove; c'è infine nello zaino ben nascosto un sapido e gustoso pollo arrosto. S'inerpica il sentier nella verzura fra sassi, sterpi, foglie e rami vecchi. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura lo scarpinar lassù come stambecchi! Il sol pensier rinnova la paura del precipizio che vuol farci secchi. Si scoppia di fatica sull'abisso ma non si scorge ancora il Crocefisso. Sandro ci dice ad ogni pie' sospinto che ormai siam giunti ove il sentier scavalla; il bosco invece appare un labirinto ed il percorso ognor gira e s'avvalla. Nessun di noi si vuole dar per vinto anche se il cuore geme e il piede falla. Non regge il fiato, si rompe l'andatura. Resistere convien: vince chi dura! Mario l'avanguardista più non sente le grida disperate degli amici: questo vuol dire che non è imminente la meta che conchiude le pendici... Solo ci tien la forza della mente mentre i polpacci ormai ci son nemici. Ma finirà questa infinita via prima che scoppi questa milza mia? Lo duro calle ancor non ci ha sconfitti. Forse siam giunti al fine della strada. Li rami all'improvviso son men fitti, all'improvviso il bosco si dirada. Si apre il cielo a consolar gli afflitti: la cima in vista è come una rugiada. Il cuore tace, la gola si rinserra: tre passi ancora e dominiam la terra! Là dove la montagna s'assottiglia, in su la vetta erbosa ed desolata, troviamo con sorpresa e meraviglia spaparanzata al sole una brigata: riconosciamo in quella gran famiglia il german della Bruna sconsolata, la Bruna nostra che all'impresa folle ha rinunciato pel ginocchio molle. Fermate il passo. Tenete il cuore saldo. Ai vostri piedi giace il vasto Garda, davanti agli occhi s'erge il Monte Baldo, e se per caso il viso in giro guarda può rimirare sotto il cielo caldo l'intera terra veneta e lombarda. Io qui mi fermo, io più non favello: la ciancia scema ed il tacere è bello.
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Una scarpinata in montagna con amici. Due bicchieri di vino. Nove ottavine grezze, quasi improvvisate, buttate giù così per ridere.

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Omero Sala
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Commenti (2)

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Enio Orsuni25 maggio 2010

io non ci vedo niente di comico, anzi ci vedo solo un magnifico film amatoriale e tu sei un regista eccezionale. rimata alla perfezione e magistralmente strutturata

carla vercelli25 maggio 2010

Bella scarpinata allegra ed ironica di parole e rime, molto piaciuta.