Distorsione
Io appartengo
alla fatica degli ulivi in fiore
al sonno dei ciliegi spenti
alla necessità delle stagioni,
Io appartengo
alla precessione degli equinozi
al crescere e decrescere
delle celesti maree,
Io come preziosa scaglia dorata
appartengo al serpente della Terra,
all'ostinato nuotare del Seme
nelle feconde contrarietà dell'esistere;
Io appartengo
alla verità che viene e che va
tra i barbagli sonori delle stelle
e i silenti fiumi delle tenebre;
Io appartengo
all'immanente solitudine
dell'eternità,
e simultanea- mente
alla infinitidudine
della vita,
al corpo transeùnte
Ad altro...
alla compassione di un sogno
Ad altro...
alla distorsione musicale
di un amore
Ad altro...
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Commenti (2)
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D
Dalassa7 giugno 2010
Ma che meraviglia. Puro panismo che accentua la profonda percezione dell'autore con una natura che a volte esalta questa interazione come parte del proprio bene interiore, altre la debolezza che protende verso il male (come tutti) e poi... ad altre cose a cui forse percorrendo la vita, si avrà risposta.
Vanessa Solimando8 giugno 2010
Diritto e dovere d'appartenenza, si torna necessariamente alla questione della proprietà, sia che si tratti di possedere sia di essere posseduti. Penso che possegga il mondo solo chi sa di esserne totalmente posseduto e nei tuoi versi ho ritrovato questo pensiero nella sua più intima essenza.
