Forte di Bibbona. Prima giornata: Venerdì Santo
Omero Sala
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Il santo venerdì del novantotto
abbiam deciso insiem di far fagotto
e di partir per Forte di Bibbona
ed eravamo più di una persona:
c'era Gerardo con la Gianna cara,
e c'era Dario, c'era Marco e Chiara,
c'era Fiorella placida ed Omero,
c'era Pierpaolo col giubbino nero.
Tale sortita su proposta nacque
del buon Gerardo, nostro spartiacque,
che muove il sole, il vento e la procella,
ed ha snidato pure la Fiorella.
Con vivo ritmo ed ottima andatura
abbiamo attraversato la pianura:
ci dava grande forza e buona lena
il sol pensiero della calda cena.
Ospite caro ci riceve Bruno,
cortese più di lui non c'è nessuno:
ci si rivela amico per la pelle,
le sue radici alligna in Roncadelle.
Ad aspettarci nella notte nera
c'è una squisita torta primavera,
c'è un bel risotto e un pezzo di merluzzo
del pane sciocco e un litro di verduzzo.
Poi Marco ci propone, nuova meta,
di traversar di notte la pineta:
apre la pista e avanza temerario,
lo seguon senza tema Chiara e Dario.
Fra tronchi neri e rami alti ed erti,
si segue il duce pavidi ed incerti
finché potente con il suo mugghiare
si fa sentire immenso e forte il mare.
Attoniti restiamo ad un cancello
che in fondo a quel sentier fa da suggello.
I nostri cuori presi d'emozione
cantano sì che nol dirìa sermone.
La sera si discute con fervore
in crocchio attorno ad un distributore
da cui distillan calde camomille;
ci calan nel frattempo le pupille.
La notte è fredda e fuori tira vento
le torri buie incutono spavento,
ma dentro nella camera accogliente
ci addormentiamo stanchi, dolcemente.
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Omero Sala
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