No, grazie
Carla M Casula
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No, grazie, non son per me
le rose che cantan serenate
bugiarde come il sole a mezzanotte
e poi ti lascian con la pelle amara,
venduta per due bucce di parole.
No, grazie, non porgermi violette,
smaniose di conquiste in una teca,
cha a luglio venderai, ormai scadute,
nel mercato all'ingrosso dell'amore
dove comprano le dame disperate.
Non credo più a quelle caramelle,
offerte, sempre uguali, alle tue donne,
il profumo è di maschio vanesio,
il gusto scema al calar di luna,
senza l'agrodolce degli amanti.
No, grazie, ai tuoi sguardi vanigliati
che scintillavano castelli, oro e fiabe,
il cuore ti ha strizzato l'occhiolino,
l'istinto si è giocato il nome a carte
per una voce che semina l'inverno.
No, grazie, ai tuoi violini striduli
che Sirio non potrà più accordare,
moriranno nell'aria di un mattino
scartocciato. Sarò regina, ancora,
d'altro regno glorioso e imperituro...
Non siederò su quel trono di carta,
sballottato dal tuo sfarfalleggiare
tra corolle e petali lascivi.
Non chiedo spilli, né piume truffaldine
non voglio neve che si frantumi in ali.
No, grazie...
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Carla M Casula
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