Epoché
La sfera silenziosa e acquorea di una sera d'estate non qualsiasi,
L'ora oblunga e lisa
Dagli occhi calata senza freno in un pozzo morbido di briciole d'ossa,
La diversa magnitudine nel tempo delle stelle nella notte,
Una lista di punti di vista,
Un pensiero esiliato ai margini polverosi della via lattea,
Il boato delle montagne tra il sonno e la veglia;
Io alle 2 e 40 del mattino che cerco di sentire da un buco,
L' eidetico me che detta da un momento indimenticabile,
Quello che ho dimenticato,
Specialmente
L'impressione di non aver fatto abbastanza per qualcuno;
E tutto, tutto il simpatico enorme resto delle cose
Indistinguibili
Tra le grida in fiamme dei trapassati.
Ma io so, che quando mi sarò addormentato
Spenti i cori infernali da stadio tra i due poli
L'equazione silenzio riprenderà a vibrare
Pazientemente
Nel cornetto acustico dell'eterno allievo:
-Archetipi di mondi infantili senza mal di testa-
©
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Commenti (2)
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Splendido Leotta Michele18 giugno 2010
di gesti e pensieri splendidi coaudiuvi lo stupendo poetare che imprime il senso del delizioso amare... vesti di germoglio lo splendore che ci circonda... con poesia stupenda... complimenti abbraccio
Clara Gismondi18 giugno 2010
Stupendamente vera: abbiamo il mal di tempo e questo ci impedisce di superare noi stessi... Terminato il nostro tempo l'eternità sarà nuovamente lì a riprendere un nuovo equilibrio quello che noi non abbiam avuto, forse per paura della morte e forse per la chimera della felicità che sembra sempre irraggiungibile! Bellissima!

