Fratelli non desti
Marco Zuffo
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Abbioccati alla tele
tra vasi di miele e liquore,
angustiati da paure,
affilando una scure
si godono quel che rimane.
E non pensano certo a ruscelli
o prati di verdi e profumi
di gatti o genti
storie e presenti
ma a chiacchiere vane e denari
e spazi di grigio
cementi.
Il torpore li rende sognanti,
vispi agli slogan maleodoranti,
si aggregano solo nel male maggiore:
odio che muta il rancore in potere.
Lasciano fare,
scivolan via indifferenti,
planando sui loro divani,
cibo grasso e denti sani,
fumo nei polmoni;
ci penseranno i padroni
a tagliargli le ali.
Se tanto son tutti uguali,
gli daranno altri domani,
altre finzioni,
e tutto quel che basta
a dei pigri ascoltatori:
sogni, prodotti, ambizioni
e una vita da coglioni.
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L'autore
Marco Zuffo
Commenti (2)
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Enio Orsuni19 giugno 2010
tranquillo, non ci faranno mai morire di stenti ma ci terranno a misura di guinzaglio perché hanno bisogno di schiavi indifferenti. cesare diceva: non li voglio magri e pensanti e, come i nostri... gli dava tanto sport onde evitare che pensassero. oggi stiamo meglio di allora, che oltre lo sport abbiamo anche la TV che ci impedisce di pensare. condivisa a pieno. complimenti
Antonio Biancolillo20 giugno 2010
Veramnte molto bella... incisiva nella riflessione che sa trasmettere... tropo veri i tuoi versi... veramente aleggia questo torpore nell'aria che respiriamo mai desti veramente... e come dice Ennio... sapranno tenerci sempre ...al punto giusto... Apprezzata...


