Angoscia d'una sera

Vagabondavo per la foresta inquieta
senza idee e alcuna meta,
avvertii un pianto che solo le mie orecchie
riuscivano a percepire.
Innanzi a me
si parò un cerbiatto ferito
dagli occhi sperduti,
cercai di curarlo per quel che erano i miei mezzi,
lo rincuorai lambendolo amorevolmente.
Il giorno dopo tornai
per prendermene ancora cura.
Non appena mi avvicinai,
mi guardò turbato e si allontanò.
Ora vago ancora per sentieri
irti e pericolosi.
Mi capita ancora di sentir dei gemiti
Così riempio le orecchie di cera
e mentre cammino,
una goccia di pianto sposa un sorriso.
Ho capito,
che è meglio affogare nelle proprie lacrime
piuttosto che in quelle altrui,
quando al gusto si rivelano insipide.
©
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