Jolly

Una sera mi addormentai
e di soppiatto mi infilai in un sogno infinito,
ero nudo e infreddolito,
piansi.
Versai lacrime fino all'esasperazione,
mi nutrii della mia carne,
dissetai la mia gola arsa col sudore,
scaldai le mie membra
col fuoco che ardeva in me,
piansi.
Di sobbalzo mi destai
e la paura mi invase,
mi vestii di tutto ciò che possedevo
poi mi truccai il viso
fino a renderlo goffo e ridicolo,
mi specchiai e cominciai a ridere,
guardai la gente
sfiorai le loro anime
e continuai a ridere,
e loro con me.
Non posso,
non voglio sentire ancora quel gelo,
non riesco a guardarti negli occhi
senza distogliere lo sguardo,
ho timore di capire.
Tutto sembra predisposto,
ogni ruolo, ogni posizione.
Poi il crepuscolo,
il jolly si sveste,
il jolly si strucca,
il jolly non diverte più
neppure se stesso.
©
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Commenti (2)
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mario calzolaro10 febbraio 2011
...mi sorprende la mancanza di commenti, sia pure in becheca. E' una lirica davvero possente, meravigliosa. probabilmente non se ne comprende bene il messaggio... molto strano! Apprezzatissima... eccellente.
Aldo Bilato10 febbraio 2011
e c'hai ragione... a me è piaciuta molto... penetra sottocutanea, questa lama che ferisce... sicuramente ben scritta!... cià*

