San Giorgio Maggiore
Dalla riva dei mercanti
salpa quell'occhio a perdita,
rimasto fisso all'architrave di San Giorgio.
Vibra una corda antica
nel viola del glicine a Santa Croce.
Ed io, regnante senza regno,
in amore sulla lavanda dei fiori
a leggerne la storia muta.
Ed era estate in quel ronzare
dei marmi lucidi di sole,
nel molle miele del meriggio di luce,
nelle ali d'oro dei raggi
imbrigliati in una rete di ciglia
in pianto.
Ed era estate, come adesso
nelle spighe che pungono il cuore,
un anelito strambo
nella misurata pazienza della tua voce
che manca.
Che perde un battito.
E manca.
Lasciatemi adesso scivolare
dentro quel ricordo, fino a morirne.
Un poco io resto
o forse son rimasta
da allora, a pendere
appesa a testa in giù da quella sponda.
©
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