Madre, padre ora vado
Madre
torna a pungermi con il tuo ago
torna a rifar l'orlo al mio collo spezzato
lo vedi come sogghigno di guance
mentre ti svelo il cappio di centinaia di versi
che mi tengono appeso al tuo perduto linguaggio
Padre
torna a macchiarmi con il tuo livido severo
discorre l'inchiostro sulla pelle mia candida
torna a tracciar rotte sulla schiena rachitica
il tuo bastone ad est, la mia testa un confine socchiuso
son ancor l'apprendista del mistero tuo coltivato
madre
ora torna a scivolare con i capelli in scogliera
la febbre delle nubi sulla tua fronte nei secoli pietrosi
o torna di radura elegante a scrosciar su crollate cuspidi
mie innalzate parole a raggiungere distanze millenarie
padre
ora torna siderale con i tuoi stivali d'incomprensibile tepore
la mano rovente incendia gli anni cigolando di vecchio
o torna sospeso nel palmo di una rivoluzione vissuta
mia barbarica ribellione a ergere muri su riversata lava
madre
ora vado con le squame sulla lingua trattenendo il respiro
la città mi attende con il suo sangue che picchia sui crocifissi arrugginiti
padre
ora vado con i brandelli di mare a immerger lo sguardo
la città mi attende con le sue lacrime che imperlano le grondaie frenetiche
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Commenti (1)
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Giorgia Spurio7 luglio 2010
è stupenda. un dialogo mai avuto, una lettera d'addio. a quella madre che cuce, colei che sapeva anche cucire la testa alle spalle, alla sua febbre, alla sua distanza, a colei a cui ancora il respiro vuole attingersi, colei che ha ancora fede mentre il figlio va per la città del sangue e dei crocifissi arruginiti. a quel padre severo e anziano, così lontano dai nuovi ideali pur avendo vissuto le sue rivoluzioni oltre che la ribellione di un figlio, anche a lui un bacio dicendogli che il figlio andrà per la città verso le sue lacrime. ogni verso è di unica descrizione.

