La paura del diverso
Il mio Dio?
Una gramigna barba
Che mi circonda di morte
O di nomi e cognomi dietro visi tarlati
dietro traduzioni latine del gelido marmo
e mi insulta di voci, di denti, unghie e fragili ossa
di passi stirati e cocci di creature nei campi a bivaccare
il mio credo?
Due millimetri di carta a tappezzare la pelle
Sfumando gli occhi sulle chiare rovine del mondo
Se può bastare anche un disprezzo, uno sputo
Io mi faccio ombra di echi pontili per verità sfinite
Non porto burla sul melo se io cerco cordiale ristoro
Se Impugno la marcita consolazione di un acido cosmo
O il diniego equilibrato di una mosca nel suo volo in secrezione
Il mio peccato?
Strisciare di lurido sui gradini perfetti per passi credenti
Ma io che credo nella morale della più sorgiva carità
Al cospetto del sole brucio le riserve per la mia siccità
O non sento il peso della mia ciottola stancarmi le mani
Non sento la musica del metallo calcolare i miei giorni
Non sento più il profumo dei miei fratelli incrociar mie narici
Sento la distante loro paura per un me diverso
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Sincity
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