Il giorno del mio funerale
La mia morte
ha pronunciato il sacro suo dipinto
è il giorno delle tentazioni funebri
è il giorno per vegliare sui miei occhi chiusi
si trafficano dai libri parole o eterne tiritere
e mi rimbomba come Caino questa vita uccisa
e mi rimbomba come Abele questa vita mai colta
il soldato del fato indossa le medaglie del mio tempo
e si ora riposo dentro quest'albero scavato
perché infondo un feretro questo è
perché infondo ci uniremo alla terra come radici affamate
perché infondo io non mi vergogno dei miei capelli strappati
e la fatica altrui?
indulgenti lacrime o scintille presto spente
certo vorrei sentir sgorgar un dolore come la purezza del Reno
certo vorrei che qualcuno annusasse i fiori che all'aldilà mi accompagneranno
vorrei sentisse il profumo che mi dona senza il timore di perdermi
e queste stoffe che non mi lasciano dimenare
non mi lasciano respirare mentre mi annuncio
a qualcosa a qualcuno che ovvio non giudica dalle prodezze sartoriali
e ovvio non è un sogno di zelo che passa fulmineo a suggerirci un risveglio
e poi una data
un'incisione eterna rubata ai giorni di credo
amore e foglie si scontrano su solitudini metaforiche
o reali
se ti vedo invecchiare con le ginocchia sull'erba e parlarmi
ed io con questo plastico sorriso che nulla ho più da dire
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Sincity
Commenti (1)
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Angeloantico17 luglio 2010
Particolare questa tua poesia, l'attenzione si acuisce per riuscire a cogliere il più possibile; l'ho letta e riletta ed ogni volta immagini incisive ed ipotesi diverse hanno affollato la mia mente. Leggerla è stato davvero interessante.
