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Fiabe 12 agosto 2010 · lettura 3 min · 1389 letture

Come fu che Bacco inventò il vino

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Citarei Loretta Margherita 1097 poesie pubblicate
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Bacco ancor fanciullo, con animo sereno, soleva passeggiar sull'isola di Nasso. Un giorno, lungo il cammino che lo portava al mare, trovò un bastoncino, uno strano ramoscello, che secco pareva, ma la buccia grattando sotto quel marrone, un cuor verde mostrava. Lo raccolse, lo tenne in mano a mò di frustino. Dopo qualche passo, nuovamente si chinò, avendo veduto un osso di un uccello, il bastoncino vi infilò. Curioso, il dio bambino, continuò l'esplorazione, fino a quando, smuovendo la sabbia, trovò un osso di leone. Soddisfatto, con questi suoi tesori, verso casa s'avviò, ma sul ciglio della strada, un osso d' asino ancor trovò. Giunto presso la sua abitazione, dovendo lui presto l'isola lasciare, nell'orticello una buca si mise a scavare, piantandovi il ramoscello con gli ossi accanto. Di tempo ne passò tanto, prima che il dio, a Nasso facesse ritorno, ormai uomo, più non ricordava il suo gioco di bambino, si stupì, vedendo nel giardino, nuova pianticella, che avvolta al pioppo, con larghe foglie lo copriva. Essendo il settembrino mese, generosa mostrava, moltissimi grappoli di chicchi azzurrognoli, pieni di dolcissimo liquore. Stupito, volle quel nettare assaggiare, mai aveva assaggiato frutto così delizioso, pensò che fosse doveroso, far di esso scorta abbondante, visto che ripartir doveva e di miglia percorrer tante. Ma quando sulla nave, l'anfora aprì, un'amara sorpresa scoprì, gli acini s'eran sfatti, pigiati e rotti, mutati s'erano in liquido dolciastro e vischioso. Rimasto deluso, l'anfora in un angolo abbandonò, fino a quando, d'arsura preso, quel nettare assaggiò. Assaporandolo, ai primi sorsi, fu pervaso da gioia infinita, si sentiva un uccello che canta, pieno di nuova vita. Spinto dalla sete, le sue labbra ancor v'accostò, sentendosi poi forte come il leone, ma ribevendo ancora, la forza invece d'aumentare, cominciò a scemare, la testa a girare, le gambe a tremare, né più parola sapeva pronunciare, stanco ed avvilito cominciò all'asino a somigliare, cadendo in sonno profondo. Al risveglio, si ricordò di quel suo gioco di bambino, comprese che era stato lui, a piantar quegli ossi e quel bastoncino, nel suo di Nasso, giardino. Insegnò agli uomini come si fa il vino, ma con sana raccomandazione, ricordò di far d'esso giusta moderazione. Rende, al primo sorso, questo nettare divino, l'animo lieto come l'uccello, bevendone di più, l'uomo si sente forte, come il leone, bello, ma nell'abuso, stupido e sciocco l'uomo rende, simile a povero somarello.
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Commenti (6)

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non so adagiar parola son ebrio di tanta codesta e meravigliosa storia... che a sorseggiarne avrei preferito ancor... bellissima... una fiaba fantastica. complimenti stupenda poetessa... abbraccio

Enio Orsuni12 agosto 2010

non so se la fiaba di bacco sia nata prima di noè che come è scritto si ubriacava alla grande. però mi è piaciuta e tanto

Tiffany 7012 agosto 2010

Me le raccolgo tutte le tue incantevoli liriche fiabesche... mi faranno compagnia nelle (rarissime) serate solitarie... Complimenti...

Silvia De Angelis12 agosto 2010

Bei versi espressivi, immersi in una fiaba, che l'autrice abilmente presenta in rime musicali e piacevolissime alla lettura... Poesia apprezzata

Rapita ed... Ebbra... Vado subito a conservare questa delizia del... palato, come se davvero avessi assaporato il meraviglioso nettare di Bacco!

Berta Biagini12 agosto 2010

Dispiaciuta appena giunta alla fine talmente ero immersa in questa lettura che mi sono fatta un regalino rileggendola.