Sentori
Malinconia
tra dio
e le nostre case falciate
come spighe d'orzo
nelle sere senza voci amiche
un cielo spalmato
da crema d'angeli
sepolti son gli occhi estivi
come gioielli che non brillano più
tristezza
crepuscolo
di un'altra solitudine
i frutti tormentati
son volti conosciuti
e siede tra le mie gambe
il fiume delle prime piogge
migra il mare trasportando con sé
il sale sfinito dei pescatori
paura
nei riflessi delle risaie
la luna è un chicco d'inverno
vapori di neve friniscono
come grilli impazziti sui pini eremiti
si abbevera il castagno sulla ciotola del cuculo
nel mio orecchio ronza una grandinata di foglie
son cascate le stoviglie di settembre
cocci d'autunno sparsi agli angoli della mia cucina
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Sincity
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