Ghiaccio
Luigi Di Landro
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Poi, che acqua non v'è in vero che nuoti,
se si ghiaccia e alle mani si presta,
ché dura a espirare diventa,
se del molle abbandona l'essenza,
che il freddo nel corpo si lamenta,
se di paura fa bruciare la pelle,
che in te figli cristalli produce,
se di febbre 'l caldo assorbe la luce,
che scioglie dolor, di candenti stelle,
impegno e dedizione mettesti
e riuscisti a vedere che, in fondo,
qualunque esso sia stato quel mare,
dei gelidi antipodi poli del mondo,
sempre fluida al disotto riamane
corrente vitale che viva sentisti,
benché chiusa e ristretta a un coperchio
di soffice vetro d'un marchio bianco.
Il fuoco, certo, non lo può spiegare...
e ancor il fuoco per te non si pente:
gambe in cambio e piegato il ventre:
il fuoco sempre sarà la medaglia:
nuova... E più pesante da portare.
Nuova... E più pesante da capire.
Non brillerà d'oro il fuoco in memoria,
ma di pirite che ai simili è tale.
L'unico appiglio di muoversi era...
la voglia di te di continuo fiera,
ancor ch'amaro cadesse in disuso
l'inverno vuoto indigesto di cielo.
Ma or di nuovo ricopri la parte,
libero delfino che l'acqua sparte...
©
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L'autore
Luigi Di Landro
Mi chiamo Luigi Di Landro e sono nato a Roma, il 26 settembre 1986. Sono stato da sempre catturato dal fascino del calore e della complessa realtà del sud Italia, di cui la mia famiglia è originaria, e dall'importante peso dell'Ordnung della potenza germanica, da non confondere con la fanaticheria, di cui sono un e
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