I corvi
Alcuni rubano i semi,
stroncandone il nascere,
però li convincono
che "di là" andranno a crescere.
Si veston di nero
ed han sguardi torvi,
con gli spaventapasseri,
raggiungono accordi.
Zampettan boriosi
sopra le, staccionate,
predicando lealtà
con gracchiate stonate.
Che i germogli compaiano,
stanno li ad aspettare,
e li chiaman "gramigna"
prima ancor, che possan fiorire.
Con il rostro grafiante,
strappan l'umile gemma,
incolpando poi il male
e recitandone il dramma.
Però un piccol fuscello,
senza farsi vedere,
tra una pietra e un rusello,
partorisce il suo fiore.
Era un seme di quercia,
che ora il cielo colora
e con saggezza regala
vita e aria alla natura.
Si ricorda dei corvi,
e sa... pur se confusa,
che per tutti quei torti,
dovran chiedere scusa.
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