A volte l'ombra
Là, dove tra schegge di marmo
si trafiggono e muoiono gli idoli,
tu strisci col tuo far " del deformo"
scolorendo i tuoi veli e acutendo gli stridoli.
Rampicando ti abbarbichi al muro,
sputando il tuo plasma sugli amori bugiardi.
Placenta venata d'oscuro,
nella china galleggiano, i tuoi feti bastardi.
Al male ti sottintendono,
sintonizzandoti con il senso del nero,
i tuoi rami al fin si protendono
come grinfie d'arpìe sguinzagliate da Oniro.
Tu stampi illusorie cornici,
falsaria perfetta al par di nessuna,
crei immagini ingannatrici,
poi... si sposta una nuvola e ti smentisce la luna.
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Commenti (1)
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senzamaninbicicletta17 ottobre 2010
A me piacciono parecchio le metafore e tutta la poesia nel complesso, forse, la ricerca di un'eccessiva rima ti spinge al refuso: utilizza quando ti serve, l'assonanza. Brava, bel testo!