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Fiabe 31 ottobre 2010 · lettura 3 min · 1213 letture

Come fu che l'estate ingannò ottobre

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Citarei Loretta Margherita 1097 poesie pubblicate
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Con in mano un colmo paniere di gustosi, serotini frutti, verso casa, s'avviava ottobre... la vecchia estate, dell'autunno ospite, golosa, con in bocca l'acquolina lo fermò e con modo cortese, al giovane mese, chiese di farle gustare, quei frutti maturi. Molto garbatamente, egli rispose, che non poteva darle niente, per l'inverno imminente la frutta conservava, per farci squisite merende. Con artifizio originale, per poter i frutti mangiare, cominciò la vecchia estate, a far ad ottobre complimenti, elogiandolo nella sua beltà, ma il ragazzo, in realtà bello proprio non appariva, Autunno scalzo, rattoppato, motoso, per il mondo lo mandava. La furba vecchietta, fece leva sulla vanità, esaltando i sui tre figli, luglio che d'oro vestiva, agosto che damascati indossava, settembre che con celesti rasi s'adornava, promise ad ottobre, in cambio dei frutti, un nuovo vestito, bello da far invidia anche ai gigli. Cedette il mese alla tentazione, non resistette all'ambizione, d'esser un mese bello, diede all'estate il colmo paniere di fichi e d'uve mature. Estate malandrina, promise ad ottobre, che la seguente mattina, avrebbe trovato, sul letto posato, un vestito di lino pregiato. Ma la vecchietta invece, presi i cenci del giovane mese, col rosso sangue, con caldo viola, con giallo arancione, li tinse, facendoli bollire nel calderone. Vecchi pampani seccò, con essi poi una bella bavera creò, con foglie gialle di pioppo la trina formò, con quelle rugginose delle querce, il risvolto dei pantaloni adornò. Quando ottobre si svegliò, con molta gioia il vestito indossò, preso dalla vanità, corse a farsi dagli altri ammirare, ma gli uccelli migratori, non avevan tempo per restare, ma dissero al gabbato mese, che il suo vestito a lungo non poteva durare. Osò spavaldo, ottobre, anche il vento sfidare, vestito di nuovo, poteva il suo soffio sopportare ma quando questi si mise a soffiare, le foglie volaron via, i piccioli aridi si staccarono, con aspro rumore, il vecchio vestito ritinto, in pezzi andò, nudo e tremante ottobre restò. Colmi gli occhi di malinconia, invano l'estate cercò, se ne era andata via, lasciano terre spoglie, senza frutti, colme solo di gialle morte foglie. Questa storia ha una morale, l'eccesso di vanità mai assecondare, può far molto male, l'animo in brulla terra mutare.
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Commenti (7)

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Dany Blasi31 ottobre 2010

Una bella fiaba e come tutte le fiabe, dal grande senso morale, la vanità è un valore negativo!

Silvia De Angelis31 ottobre 2010

Versi molto belli e musicali, d'una fiaba che insegna a non esser vanitosi, pulsione, che in ogni caso, non porta a nulla di buono... Lirica piaciutissima

Giuseppe Bellanca31 ottobre 2010

Come sempre riesci a dare lezioni in versi efficaci e ben curati, qui significativa la fiaba, insegna a non essere vanitosi. un applauso a te cara amica maestra di vita.

Raggioluminoso31 ottobre 2010

Una fiaba molto significativa, morale quanto mai vera. E si evince anche quanto possa essere la cattiveria e l'egoismo altrui. Poesia che si legge tutta d'un fiato, versi scorrevoli e significato molto avvincente che coinvolge totalmente le emozioni del lettore. Lirica bellissima!

Danielinagranata31 ottobre 2010

Una bella fiaba suggestiva con una bella e ricca morale mi è piaciuta molto

Fiaba dal significato profondo e molto vero, raccontata semplicemente con calore e colore, tra sfumature pregiate di versi e stagioni.

Fiaba dal significato profondo e molto vero, raccontata semplicemente con calore e colore, tra sfumature pregiate di versi e stagioni.