Dentro la sala chiusa (cemento nei fori)
lacrime strette forte tra le spalle
la carta assorbente del dolore a ridurle
in macchie chiare in espansione
qui nel pavimento, nel pronto soccorso
dove arrivano i corpi con i loro fili
a grovigli di reti come pesci
pescati nel caso, incapaci di uscire
dal silenzio ci arrivano i visi
un po' più lontani dagli occhi chiusi
il medico scruta e pulisce la morte
uno speleologo, lui, che entra nella grotta
del corpo, ricompone per noi e traduce l'assenza
di ogni respiro, del battito scarno
nella nave bianca di una barella sta ferma la notte
nel fiume che va diritto, dal corridoio di un metro
alle porte automatiche, un vaso di fiori,
i ferri sono in silenzio, puliti di dio,
e aspettano quando le lacrime hanno clemenza ad uscire
nel sangue si sente il sapore del sangue
il suo rosso sapore di ferro, il calore che piano
riempie i luoghi dove svegliarsi è difficile
se il groviglio è un nodo robusto
e il nero batte dentro la testa
©
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Commenti (1)
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Saldan7 dicembre 2010
Questa poesia è veramente di un'altra categoria... la leggo, la rileggo... e viaggio. Le ultime due strofe sono poesia a sè...
