Nel divenire spesso mio figlio
Quando il porto si alzerà dal golfo
e mostrerà la costa nuda
il fondo dei tuoi occhi
non avrà più la giostra dei gabbiani
tu potrai, figlio, osservare il mio cranio
svaporare e fuggirai.
Ma non maledirmi
se dai tendini degli scogli
dovesse uscire il midollo del mare
e l'acqua farsi cemento
e su di essa costruissero mille autostrade
agl'incroci - veleverdi -
le mie mani ti porterebbero
prima di farsi asfalto.
Se ti freno a quel sentiero, sciogliti
ma poni con cautela la pietra nel torace
Tu sentirai opportune parlarti le ginestre
le loro bocche gialle
chiederanno luoghi
dove le radici ricreino isole
e dalle radici fiorire il loro sangue salato
fino a che la vena della terra
si riaffermi
e tua madre, io, il porto, i gabbiani, i tuoi avi,
la ginestra, la costa nuda
tutto quanto prima era tua carne
sarà la purificata aria che respiri
Così è il terracqueo e tu
continua evoluzione per rimanere
Gonfia i polmoni
:che la tua anima dimori
in tutti quei corpi che avrai.
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Commenti (2)
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Amara14 dicembre 2010
...un messaggio straordinario... in parole straordinarie... non ho figli... m se ne avessi... vorrei parlar loro... così... e così vorrei... mi avesse parlato mio padre... è splendida... ed entra nel centro antico di ognuno...
i
ilaria b16 febbraio 2011
Molto fortunato è chi ha ricevuto o riceverà da te questa poesia, da figlio, come spiegazione del senso della vita. La prima poesia che conservo da quando frequento questo sito.
