Abbandonata dalla mia stessa luna
Lena Orfeo
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Oh luna
dove son le braccia,
dove i sospiri!
Mi rannicchio nel tuo ventre,
come feto che respira luce,
come bambola di cartone.
Al tuo mistero
s' aggrappa la notte,
mentre il mare,
tappeto inerme,
s'illumina di te
della tua pienezza,
della tua fiamma sommersa.
Non m'hai protetta luna...
Tu scruti l'oggi, il passato
e l'avvenire
ma disarcioni la via,
con la tua torcia assente,
come statua che non mente.
Eppur bramavo le tue stanze
il tuo bozzolo di luna,
il tuo utero accogliente,
bramavo la tua stessa bramosia,
la voglia matta d'apparire
come damigella d'altri tempi.
Tu, che dimenasti le mie notti
maledicendo le alcove
per non essere riuscita a penetrarle.
Offuscasti la mia ombra
per raccoglierla sfinita
alla foce del tuo lago essiccato,
eclissasti il pianto
per non assorbirlo come lamento,
come rantolo di un tempo
che lasciasti cavalcare
all'ululato del tuo vento.
Non ho bisogno di te,
a me basta la notte sola,
la pece del cielo
e forse qualche stella,
di certo la più bella.
©
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L'autore
Lena Orfeo
Commenti (2)
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Moreno il Duca4 gennaio 2011
poesia molto intensa con frasi ricercate dove ci si perde in questo parlare alla luna complimenti poetessa
Midesa4 gennaio 2011
dialogo fitto di sculturee parole e di profondo significato con la luna... intensa ed apprezzatissima lena


