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Riflessioni 5 febbraio 2011 · lettura 3 min · 1322 letture

Un dio e una burrasca (voltarsi e non capire

Nero 200 poesie pubblicate
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Chiamarti e non trovarti, padre, padre del sole democratico, signore della marea che inghiotte i ricordi, protettore degli oceani d'oblio, nessuna incidenza -la burrasca affanna galoppo l'onda e non so dove padre, la chiave è unica, è una serratura- anima, mi volto, e non capisco padre -sii il mio vento, sii il mio cuore- Gli occhi son stanchi a forza di farsi illusione, il mondo è tremendo, ed oltre ancora, c'è la solitudine, bisbiglia la nostalgia, è sorella forse ... -gli uomini son soli, pagherò qualcuno che mi pianga di fiori -E son morto, e poi ricordo, una botte di mogano solo a metà, veicolo estemporaneo decappottato, (un'idea è inferiore solo ad un sogno) l'altra parte è sul fondo, ed io navigo, e poi navigo, il mio sangue ulula una ribellione, una rivoluzione a sfavore, povero e presuntuoso Zar ego... -A fil d'orizzonte una dimensione a crisalidi d'anarchie vive, un legame si fà manifesto, si spalanca il passaggio -chissà se oltre mi troverò, o troverò mio padre, e dove sei padre? Non capisco e non ti trovo, è un sogno questo nostro mondo, e com'è bestiale, com'è crudele l'uomo... -la burrasca ti risveglia, la solitudine è viscera, budello e nostalgia fedele, rispettosa sorella, è un'amante paziente Quanto valore, quanto furore dell'ideale, una nobile morte a quiz, subdola frode, vanità di vanità, dove sei padre? mi perdo, ma ormai più non ti cerco, mi volto, e più le burrasche cantano, più le sirene abbandonano il mio fianco al vascello, (Dio sei così lontano, sai che non ti vedo?...) scuotono le mani e cantano, anche se a volte i graffi riaffiorano esistenziali, loro ci sono sai, Dio, una burrasca è concreta esplosione -e chissà se parlavi sulle acque pescatore, chissà se parlavi allora di un giusto amore, chissà a cosa serve il tuo perdono, e come mai allora non ha prosperato (i germogli son sempre troppo pochi) sul groppone del respiro subliminale, sull'alito del neo- borghese che accoglie la pecora con la fronte che bacia il suolo, e le zanne sempre pronte, e respinge l'anormale, la pecora che uccide il barbone, o lo straniero, che in fondo è lo stesso, cani, un branco di cani a quattro zampe, la sete vampiresca nutre la paura, come mai il tuo perdono viene sconfitto ogni mattina da questi demoni antichi sempre sfacciatamente attuali, dai nuovi economisti rampanti della mia generazione? -Chiamarti e non trovarti, padre, voltarsi e non capire, brancolare padre, cieco, senza sapere a che occhi affidare il mio cuore...
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Recita un proverbio Yiddish:"Dio non ha mai ordinato a nessuno di essere stupido!"...perdonare è nobile, ma riuscirci fino in fondo è un continuo ed incessante lavoro...

L'autore
Nero

Nero è il nome che ho voluto affibbiarmi , il colore della mia anima e del mio viaggio.Sappiate solo che Amo e Amerò,e forse ne muoio e ne morirò.Ma a volte i pensieri di un uomo portano al niente.Senza senso, forse.Le strade nate dal mio dubbio,i quesiti che mi attanagliano,l'amore,la morte ,la pazzia.Le risposte cerc

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Commenti (2)

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S
Sanzi5 febbraio 2011

Sono d'accordo sulla spiegazione al proverbio yiddish, -un incessante lavoro... essere soli... c'è gente che non li ha mai avuti i genitori... a me vengono in mente due versi di Ungaretti "il vero amore è una quiete accesa". Allora con chi si ha questo e resta con te... con quella persona si può dire che c'è qualcosa per cui valga la pena. Ma la solitudine può essere anche un'amica alcune volte... la poesia è molto bella e fa tanto riflettere... apprezzata, davvero

h
hy ju4 marzo 2011

Gli umani interrogativi e le interminabili inquietudini di tutta la nostra vita. Un testo notevole. Interessante e complesso... mi sembra sia dir poco.